In breve
Ogni anno matura una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5 (art. 2120 c.c.), circa il 7,4%. Il fondo già accumulato si rivaluta: 1,5% fisso più il 75% dell'inflazione. Quota e rivalutazione sono costi dell'anno; il TFR si paga quando il rapporto di lavoro finisce.
Le scritture
A fine anno: TFR, il costo della voce B.9.c, in Dare; Debiti per TFR in Avere. La rivalutazione segue lo stesso schema; su di essa si applica l'imposta sostitutiva del 17%, che riduce il fondo. Quando il dipendente se ne va: Debiti per TFR in Dare; ritenute fiscali e Banca in Avere.
| Quota annua (27.000 ÷ 13,5) | 2.000 € |
| Rivalutazione del fondo (1,5% + 75% × 2%) | 3% l'anno |
| Fondo dopo 5 anni, esempio semplificato | 10.618 € |
Fondi pensione e INPS
Dal 2007 il dipendente può destinare il TFR a un fondo pensione. Nelle aziende con almeno 50 dipendenti la parte non destinata va al Fondo di Tesoreria dell'INPS. In questi casi le nuove quote escono dall'azienda e il fondo in bilancio smette di crescere.
All'esame, attenzione a
- Il TFR è un debito vero verso i dipendenti, non una riserva.
- L'accantonamento non è un'uscita di cassa: la cassa esce alla liquidazione.
- Nel calcolo reale c'è anche il contributo dello 0,50%, che riduce la quota.