È il debito che l'azienda accumula ogni anno verso i dipendenti. Il costo si registra anno per anno, ma il pagamento arriva quando il rapporto di lavoro finisce.
Come funziona
Per ogni anno di lavoro matura una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5 (art. 2120 c.c.). La quota è un costo dell'anno, nella voce B.9.c, anche se verrà pagata molto dopo.
Il fondo già accumulato si rivaluta ogni anno: 1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Anche la rivalutazione è un costo del personale.
Dal 2007 il dipendente può destinare il TFR a un fondo pensione. Nelle aziende con almeno 50 dipendenti, la parte non destinata va al Fondo di Tesoreria dell'INPS. In questi casi le nuove quote escono dall'azienda e il fondo in bilancio smette di crescere.
| Quota annua (27.000 ÷ 13,5) | 2.000 € |
| Rivalutazione (1,5% + 75% × 2%) | 3% all'anno |
| Fondo dopo 5 anni | 10.618 € |
| Fondo al 1° gennaio | 63.000 € |
| + Accantonamento dell'anno | 18.000 € |
| − TFR pagato ai dipendenti usciti | 6.000 € |
| Fondo al 31 dicembre | 75.000 € |
Dove la ritrovi
Le scritture in partita doppia
All'esame, attenzione a
- È un debito vero verso i dipendenti, non una riserva della società.
- L'accantonamento non è un'uscita di cassa: la cassa esce solo quando il TFR viene liquidato.
- L'esempio ignora il contributo dello 0,50% e l'imposta sostitutiva sulla rivalutazione, che riducono leggermente gli importi.