Sono i beni ancora in magazzino al 31 dicembre: costi già sostenuti che serviranno l'anno dopo. Per questo non pesano sull'utile di quest'anno.
Come funziona
Nel conto economico gli acquisti di materie e merci finiscono tutti in B.6. Ma non tutto ciò che si compra viene usato nell'anno, e quello che resta in magazzino non è un costo di quest'anno. La variazione delle rimanenze corregge gli acquisti, così il costo diventa pari a ciò che è stato davvero consumato.
La regola è: consumi = rimanenze iniziali + acquisti − rimanenze finali. Per materie prime e merci la variazione va in B.11, calcolata come iniziali meno finali. Per prodotti finiti e in lavorazione va invece nel valore della produzione, in A.2.
Le rimanenze si valutano al minore tra costo e valore di realizzo desumibile dal mercato. Per beni uguali comprati a prezzi diversi il costo si calcola con FIFO, costo medio ponderato o LIFO (art. 2426 n.10). Il LIFO è ammesso dal codice civile ma vietato dai principi internazionali IAS 2.
| Rimanenze iniziali (1° gennaio) | 40.000 € |
| + Acquisti dell'anno (B.6) | 570.000 € |
| − Rimanenze finali (31 dicembre) | 48.000 € |
| = Consumi effettivi | 562.000 € |
| B.6 Acquisti | 570.000 € |
| B.11 Variazione (40.000 − 48.000) | − 8.000 € |
| Costo netto delle materie | 562.000 € |
Dove la ritrovi
Le scritture in partita doppia
All'esame, attenzione a
- Se il magazzino cresce, B.11 è negativa e l'utile sale. Non è un ricavo: è un costo rinviato all'anno dopo.
- Il segno di B.11 è sempre rimanenze iniziali meno finali.
- Nel rendiconto finanziario un aumento delle rimanenze è un flusso negativo.