Sono tutto ciò che i dipendenti costano all'azienda: non solo lo stipendio, ma anche i contributi a carico dell'impresa e il TFR che matura ogni anno.
Come funziona
Il punto di partenza è la retribuzione lorda, in B.9.a. Il dipendente però non la riceve tutta: dal lordo l'azienda trattiene i contributi a carico del lavoratore, il 9,19% per la generalità dei dipendenti, e l'IRPEF, e li versa con l'F24 entro il 16 del mese successivo. Al lavoratore arriva il netto.
Sopra il lordo l'azienda paga i contributi a proprio carico, intorno al 30% in molti settori, in B.9.b, e accantona il TFR, circa il 7,4% della retribuzione (un tredicesimo e mezzo), in B.9.c. Per questo il costo aziendale di un dipendente è molto più alto del netto in busta.
Nello stato patrimoniale, fino al pagamento, restano i debiti: stipendi netti da pagare (D.14), contributi da versare (D.13), ritenute IRPEF da versare (D.12) e il fondo TFR (passivo C). In nota integrativa va indicato il numero medio dei dipendenti per categoria.
| Retribuzione lorda, B.9.a | 3.000 € |
| Contributi a carico dell'azienda, B.9.b (30%) | 900 € |
| Quota TFR: 3.000 ÷ 13,5, B.9.c | 222 € |
| Costo aziendale del mese | 4.122 € |
| Retribuzione lorda | 3.000 € |
| − Contributi a carico del dipendente (9,19%) | 276 € |
| − IRPEF trattenuta (esempio) | 474 € |
| Netto in busta paga | 2.250 € |
Dove la ritrovi
Le scritture in partita doppia
All'esame, attenzione a
- Il costo del personale è il lordo più i contributi aziendali più il TFR, non il netto in busta.
- Le ritenute sul dipendente non sono un costo in più: fanno parte del lordo, che l'azienda versa per conto del lavoratore.
- Il TFR è un costo di ogni anno anche se si paga solo alla fine del rapporto.